Una mattinata di sport e inclusione al Campo Libero, dove la squadra della Casa dell’Amicizia ha incontrato in un’amichevole la Anffas Subiaco. Un appuntamento che ha rappresentato non solo un momento di confronto sportivo, ma anche un’occasione concreta di partecipazione, relazione e condivisione tra ospiti, operatori e comunità.
Fin dai primi minuti la partita ha preso un ritmo intenso e coinvolgente: scambi veloci, azioni costruite con determinazione in un incontro giocato con energia e determinazione ma sempre nel segno della correttezza e del rispetto reciproco.
Il Villaggio dell’Amicizia, che comprende La Casa dell’Amicizia, il Campo Libero e la Fattoria Vetuscolana, si conferma un luogo di partecipazione, di scambio e di socialità, come ricordato dal mister Daniele Latini in un commento a margine della partita.
Lo sport è un momento di inclusione e questo match rappresenta il risultato di un lungo percorso di crescita, intrapreso dagli ospiti, insieme agli allenatori e agli operatori che li hanno seguiti.
Così l’allenatore dell’Anffas Subiaco Marco Borghetto, commenta l’incontro amichevole tra la sua squadra e quella della Casa dell’Amicizia, aggiungendo: “Guardando al passato, i giocatori hanno avuto un’evoluzione notevole e questo non può che essere il risultato di tanto impegno”.
Presente sugli spalti anche il delegato provinciale del Comitato Italiano Paralimpico, Cristiano De Poli, la cui partecipazione, particolarmente apprezzata da tutti, è stata accompagnata da parole di stima e incoraggiamento per il percorso sportivo e umano che entrambe le squadre stanno portando avanti: “una strada molto ambiziosa e impegnativa, ma ci sono tutti i presupposti per proseguire questo percorso nel modo migliore”.
Al termine dell’incontro, La Fattoria Vetuscolana ha accolto entrambe le squadre per un pranzo comunitario. Un momento semplice ma prezioso, che ha permesso di proseguire l’incontro oltre il fischio finale, tra sorrisi e racconti della gara appena conclusa.
Ospiti, allenatori e operatori hanno condiviso non solo il tempo del gioco, ma anche quello della quotidianità, dimostrando che lo sport è davvero un ponte capace di unire dentro e fuori dal rettangolo di gioco.







